Alcamo-Bimbo morto, prova cardine del processo “distrutta”

ALCAMO – Resterà per sempre un mistero se Aminta Altamirano Guerrero abbia assunto farmaci e volesse davvero suicidarsi. Il campione di sangue prelevato il giorno in cui fu fermata dalla polizia perché indiziata della morte del figlio, il piccolo Lorenz, è andato distrutto. A rivelarlo ieri, nel corso del processo in corso al tribunale di Trapani, è stato il sostituto commissario della polizia di Alcamo che all’epoca seguiva l’indagine. A quanto pare sarebbe stato fatto un prelievo alla donna per verificare in che quantità avesse assunto il farmaco che ha ucciso il figlioletto, ma all’indomani all’ospedale alcamese fu riferito che il reperto era inutilizzabile e per questo venne distrutto. Un esame indispensabile ai fini del processo dal momento che il movente nei confronti della donna sarebbe stato quello di volersi suicidare con il figlio perché in grandi difficoltà economiche e in uno stato di profonda depressione a causa del rapporto incrinato con l’oramai ex marito. Se il campione di sangue avesse confermato che anche la donna abbia assunto quella mattina una quantità enorme di farmaco si sarebbe in qualche modo rinsaldato il perno dell’indagine del commissariato. Il processo proseguirà il 26 maggio con le audizioni di altri investigatori che seguirono l’indagine passo passo. La tragedia si consumò nel luglio dello scorso anno quando venne trovato morto nel letto di casa il piccolo Lorenz, un’abitazione nel cuore del centro storico di Alcamo. L’autopsia sul corpo del bimbo fece emergere che la morte fosse stata procurata dall’eccessiva ingestione di un farmaco, un antidepressivo utilizzato dalla madre. Gli investigatori hanno riferito di avere rinvenuto, all’interno di un secchio della spazzatura, un flacone vuoto ma che era perfettamente chiuso e con il dosatore inserito. Secondo gli inquirenti quel flacone, che aveva una chiusura di sicurezza, non poteva essere stato richiuso da un bambino. Inoltre gli inquirenti avrebbero confermato le intenzioni suicide della donna, riportate in un foglietto che è stato sequestrato dalla polizia all’interno dell’abitazione. Inizialmente era trapelata l’ipotesi che Lorenz avesse potuto approfittare di una distrazione della madre avendo ingerito autonomamente le pillole. Con il passare delle ore, a seguito anche della ricostruzione fatta dalla polizia scientifica che ha letteralmente rivoltato come un calzino l’abitazione, si è invece prospettata tutt’altra ipotesi. Dentro casa sarebbe stata trovata una lettera in cui, in termini molto confusi, la messicana dava disposizioni annunciando la morte propria e del figlio e chiedeva che non venisse eseguita l’autopsia sui loro corpi. Di fronte all’incalzare delle domande degli investigatori la giovane sudamericana sarebbe caduta più volte in contraddizione, raccontando sempre versioni diverse. Nonostante tutto non ha mai ammesso di avere ucciso il figlio. Gli inquirenti hanno trovato diverse scatole di ansiolitici in casa: questo il farmaco usato dalla donna che non ha mai superato lo shock della separazione dal marito, un alcamese emigrato in Germania con cui avrebbe avuto ancora dei forti contrasti.