Alcamo-Bancarotta, assolto l’imprenditore Giuseppe Montalbano

Era accusato  di avere distratto ingenti somme di denaro in paesi del Medio Oriente e precisamente nell’Oman, con cessione fittizia a terzi. In tale Stato mediorientale, infatti,  aveva avviato attività imprenditoriali nel settore dell’edilizia. Era stato arrestato il due gennaio dello scorso anno subendo nove mesi di carcerazione preventiva “nonostante – dicono i suoi avvocati – sin dall’interrogatorio di garanzia avesse chiarito la liceità delle operazioni commerciali poste in essere”. Ora il tribunale di  tribunale di Trapani, ufficio del Gip,  lo ha assolto dall’accusa di bancarotta fraudolenta e “la sentenza – sostengono i difensori – diventa l’ennesimo esempio di uso improprio delle misure di prevenzione”. Ad essere assolto l’imprenditore alcamese Giuseppe Montalbano, 47 anni, nei confronti del quale l’amministratore giudiziario a due mesi dall’immissione in possesso nella gestione delle società di Montalbano, aveva chiesto il fallimento della “G.M. Inerti srl  e trasmesso gli atti alla procura della Repubblica di Trapani per l’ipotesi del reato di bancarotta fraudolenta dal quale è stato scagionato.  Soddisfazione per la sentenza esprimono gli avvocati Giuseppe Oddo e Tiziana Pugliesi, “i quali, sin dall’inizio, hanno sostenuto insieme al loro assistito, la liceità delle operazioni commerciali compiute dalla “G.M. Inerti srl”   in Oman e l’assoluta estraneità ai fatti contestati dall’accusa” e protestano “per il pericolosissimo colpevolismo pregiudiziale provocato dalla gogna mediatica. Fortunatamente resta ferma la fiducia nella giustizia vera, quella che si ottiene in questo caso, nella aule del tribunale”. A Giuseppe Montalbano ritenuto dagli investigatori uomo d’onore fin  dal 1992,  nel novembre del 2011 gli vennero  sequestrati beni, valutati in 10 milioni di euro   tra immobili, automezzi industriali e società, ed un mese e mezzo fa è arrivato il provvedimento di confisca di tutto il patrimonio, passato allo Stato. Nello scorso febbraio nel rapporto della Dia di Trapani fu portato ad emblema della nuova linea  della strategia mafiosa cioè quella “di lavorare sotto traccia mescolandosi tra i colletti bianchi, occupandosi più di affari economici che altro”.  Uomo d’onore dunque  o vittima della mafia? Durante le indagini dell’operazione “Cemento libero “ ed “Abele”, infatti,  emerse dalle intercettazione che Giuseppe Montalbano era nel mirino del racket delle estorsioni, gestito dalla famiglia alcamese di cosa nostra. Subì anche attentati incendiari.  La confisca dei beni di Montalbano è stata possibile per effetto anche del nuovo quadro normativo che ha interessato la materia e che ha permesso di effettuare indagini sul patrimonio accumulato nel tempo dall’imprenditore.  La proposta di applicazione della misura di prevenzione avanzata dal direttore della Dia, Nunzio Antonio Ferla, è stata accolta dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Trapani che ha emesso il relativo provvedimento di confisca. Montalbano ha sempre sostenuto la liceità della provenienza dei suoi beni e contro il provvedimento di confisca è stato presentato ricorso alla Corte d’appello di Palermo. Ora alla luce dell’assoluzione dall’accusa di bancarotta fraudolenta il ricorso sarà integrato dai risultati venuti fuori con la sentenza del tribunale di Trapani.