Alcamo-Arresto Perricone, oggi e domani gli interrogatori

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Oggi sono cominciati gli interrogatori degli alcamesi indagati caduti nella retata della guardia di finanza che ha portato in carcere 6 persone tra cui la presunta “mente”, l’ex vicesindaco di Alcamo Pasquale Perricone (nella foto). Oggi sono stati sentiti Girolama Maria Perricone, 50 anni, Marianna Cottone di 34 anni, e Mario Giardina, 52 anni; domani toccherà al deus ex machina Pasquale Perricone, alla sua commercialista Francesca Cruciata di 59 anni e al funzionario del centro per l’impiego Emanuele Asta di 55 anni. I reati contestati sono a vario titolo di associazione per delinquere, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione, bancarotta fraudolenta e intestazione fittizia di beni. La maggior parte degli indagati sono assistiti dall’avvocato Giuseppe Benenati: “Stiamo preparando una memoria difensiva – sottolinea – per presentare ricorso al tribunale delle libertà. Molte delle accuse formulate sono insussistenti e lo proveremo”. Tutti gli indagati comunque si sono messi a disposizione dei magistrati per essere interrogati: da parte loro è stata garantita la massima collaborazione. Pesantissime le ombre attorno a Pasquale Perricone, 61 anni: l’inchiesta ruoterebbe tutta attorno ad una società cooperativa, la Promosud, organismo che si occupa di corsi di formazione e di aggiornamento professionale. Tutto scaturisce però dal fallimento di una società, la Nettuno, incaricata dei lavori di riqualificazione del porto di Castellammare del Golfo. Dai riscontri è emersa anzitutto la natura “fraudolenta” di quella bancarotta che ha provocato uno spostamento di somme pari a ben 4 milioni di euro e da qui è venuta fuori la figura di Perricone, descritto dai finanzieri come il “deus ex machina” di tutta l’operazione e addirittura vicino alla famiglia mafiosa dei Melodia di Alcamo. L’ex vicesindaco viene indicato come “amministratore occulto” della società fallita, così come anche della “Cea Soc. Coop.”, società aggiudicataria dell’appalto insieme alla Coveco dei lavori di riqualificazione del porto. Tra i reati contestati sempre a Perricone anche quello di aver lucrato sui fondi stanziati per la formazione professionale mediante la creazione di una fitta rete di società, tutte intestate a prestanomi ma di fatto a lui riconducibili, responsabili di aver simulato l’organizzazione di numerosi corsi “fantasma” in modo da ottenere illeciti finanziamenti pubblici e allo stesso tempo assegnare posti di lavoro in cambio di favori. E’ venuto fuori che l’ex leader di Area Democratica, in cambio di posti di lavoro o incarichi professionali nei vari corsi di formazione da lui gestiti, corrompeva un funzionario direttivo del centro per l’impiego, Emanuele Asta per l’appunto, in cambio della disponibilità di quest’ultimo ad attestare falsamente la regolarità dei corsi fantasma, preannunciando la data e l’ora delle ispezioni “a sorpresa”. Complessivamente sono 32 le persone coinvolte nelle indagini.