Alcamo-“Affari sporchi”, Emanuele Asta racconta ai giudici la sua versione

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Ha respinto ogni accusa e ha spiegato al sostituto procuratore Marco Verzera, che conduce le indagini dell’operazione della Guardia di finanza “Affari sporchi”, la sua posizione in merito ai collegamenti con l’ex vice sindaco Pasquale Perricone. Emanuele Asta, funzionario dell’Ufficio per l’impiego, è stato interrogato per tre ore  ieri mattina,  dal magistrato alla presenza anche di un ufficiale della Guardia di finanza, e del suo avvocato Vincenzo Catanzaro, che di recente gli ha fatto ottenere i domiciliari. Emanuele Asta, ex consigliere comunale della Dc, molto attivo negli ambiente cattolici alcamesi, ha dato la sua versione ricostruendo i fatti e contestando con varie puntualizzazioni le contestazioni fatte dai magistrati. Diverse le ipotesi di reato a suo carico: associazione a delinquere. Su questo reato Emanuele Asta ha rigettato l’accusa affermando di conoscere solo Pasquale Perricone e Marianna Cottone. Respinte dall’indagato anche le accuse, formulate dalla magistratura per le ipotesi di reato che vanno dalla tentata truffa, alla corruzione e a false attestazioni su corsi di formazione definite fantasma agli investigatori. E a proposito delle presunte firme che avrebbero avallato corsi fantasma, Emanuele Asta avrebbe affermato davanti al magistrato che non c’è stato mai un “do ut des”, con Perricone col quale è legato da amicizia da quando entrambi ricoprivano la carica di consiglieri comunali. Insomma Asta, assistito dall’avvocato Enzo Catanzaro, ha respinto le accuse anche se i pubblici ministeri si avviano a chiedere il giudizio immediato. Ciò si verifica quando le prove e l’impianto accusatorio è consistente. Emanuele Asta si trova agli arresti domiciliari e l’avvocato Catanzaro ha già presentato  istanza per la revoca o in alternativa una misura cautelare più leggera come per esempio l’obbligo di firma. Nei giorni scorsi è durato 10 ore l’interrogatorio di Pasquale Perricone, in carcere dallo scorso 25 maggio. Assistito dall’avvocato Giuseppe Benenati avrebbe risposto ad ogni domanda. Gli unici rimasti in carcere sono Perricone e Maria Cottone. Gli altri invece, pur rimanendo indagati, sono a piede libero. Complessivamente sono 32 le persone coinvolte nelle indagini della Guardia di finanza di Alcamo, che ha avuto un ruolo determinante nell’operazione “Affari sporchi”. Operazione fatta con pedinamenti, intercettazioni e filmati.