Alcamo-Affare Paulownia con la mafia, Culmone sospeso da direttore riserva

Il Wwf Italia ha sospeso cautelativamente dalla carica il direttore della Riserva regionale di Torre Salsa l’alcamese Girolamo Culmone (nella foto), 54 anni, il cui nome è stato tirato in ballo nell’ambito dell’inchiesta della Dia di Palermo che ha portato all’arresto di 12 persone, tra capimafia e favoreggiatori del boss latitante Matteo Messina Denaro. “Il Wwf Italia non entrando nel merito delle questioni giudiziarie, riguardanti le indagini, precisa che – si legge in una nota – avendo appreso dagli organi di stampa che Girolamo Culmone, direttore della Riserva regionale di Torre Salsa, risulta essere anche amministratore unico della società ‘Paulownia social project’, ha provveduto immediatamente alla sospensione cautelare del rapporto di lavoro con lo stesso. L’associazione ha quindi proceduto ad una contestazione formale rispetto al comportamento di Culmone dando il termine di 30 giorni previsto dalla legge prima di assumere ulteriori decisioni”. Su Culmone e sulla società che amministra al momento non c’è alcun provvedimento ma sicuramente c’è qualche ombra ancora del tutto da dissipare attorno a questa Paulownia social project nata come una start up nel 2014, finanziata in parte attraverso il famoso crowdfounding, vale a dire piccole azioni vendute a chi crede nel progetto. Il suo piano aziendale era quello di piantare in provincia di Trapani 13 mila esemplari di Paulownia, appunto, albero dal legno flessibile e pregiato, buono per mobili o snowboard. Ancora oggi questa società risulta essere affittuaria dei terreni di proprietà della famiglia del senatore Antonio D’Alì per la produzione di questa Paulownia. Un’operazione in cui c’è di mezzo Girolamo Scandariato, figlio del capomafia di Calatafimi, che come documentato dai carabinieri avrebbe in prima persona contrattato per l’affitto del fondo agricolo. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti questo sarebbe stato uno dei business della mafia che voleva investire su “un’agricoltura alternativa” nell’ottica di avere importanti introiti che potessero anche sostentare, da quanto emerge, la latitanza di Matteo Messina Denaro, l’imprendibile latitante di Castelvetrano. “Il Wwf Italia, totalmente estraneo ai fatti oggetto d’indagine, riservandosi ogni ulteriore azione legale a tutela della propria immagine, contesta a Culmone di avere omesso di dichiarare al Wwf Italia la sua qualifica di amministratore unico di una società esterna e totalmente estranea all’associazione – si legge ancora nella nota – come era suo obbligo contrattuale fare per consentire la valutazione preventiva di ogni possibile conflitto d’interesse e per poter permettere al Wwf Italia di dare il proprio diniego ad attività ritenute non compatibili con la mission dell’associazione o con il ruolo svolto dai dipendenti”. Pare che Scandariato in realtà si interessasse nell’affare e che avesse investito acquistando sementi e vari fertilizzanti. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti in questo affare della piantumazione della Paulownia c’era il doppio guadagno della mafia per la fornitura delle sementi e dei fertilizzanti e per la vendita della materia prima.