Alcamo: Abusi edilizi, boom sanatorie. Nel 2015 una pratica ogni 3 giorni

Alcamo, terra di abusi edilizi. Una città martoriata e che continua a subire il processo che sembra inarrestabile del mattone selvaggio. Frutto non solo del passato, quando intorno agli anni’50 e ’60 ci fu il boom dell’edilizia che cementificò soprattutto Alcamo marina e di cui si portano ancora in evidenza gli sfregi, ma anche di un presente in cui le periferie continuano ad essere investite dalle colate. Considerazione che trova spazio attraverso i numeri statistici: ancora oggi ad Alcamo il Comune continua ad essere oggetto di continue richieste di sanatoria. Gli introiti più sostanziosi degli uffici che si occupano di Urbanistica restano proprio quelli legati alle richieste di concessioni in sanatoria. In questo primo scorcio del 2015 i numeri sono eloquenti: sino ad oggi 32 le concessioni edilizie presentate e di queste 19 sono in sanatoria. Segno da una parte di enorme vitalità dell’edilizia privata in particolar modo e dall’altra anche di un abusivismo che ha lasciato il suo solco profondo in una città devastata da immense colate di cemento selvaggio, tanto da essere costretti oggi ad Alcamo marina in particolare ad assistere a scene raccapriccianti di enormi immobili ad un tiro di schioppo dal mare. Numeri altissimi che sono in linea con il recente passato: facendo un raffronto con lo stesso periodo dello scorso anno 25 furono le richieste di concessioni edilizia di cui 18 in sanatoria; nel 2013 37 totale i cui 14 in sanatoria. Come si può quindi notare il trend delle richieste di sanatoria anche se lievemente continua ad aumentare. Come il Sacco di Palermo, Alcamo venne di fatto sacrificata a una gigantesca speculazione edilizia e all’abusivismo, con conseguenze che non hanno tardato ad arrivare: oltre infatti al danno arrecato per via del mancato sfruttamento della zona ai fini turistici, si aggiungono il degrado ambientale generato dalla cospicua inurbazione e i danni strutturali che insorgono agli edifici esistenti, soprattutto in quelli costruiti nei pendii a forte rischio di dissesto idrogeologico, che denotano già segni di cedimenti strutturali diffusi costringendo i proprietari a costosi e frequenti interventi volti a mettere in sicurezza le costruzioni. Per non parlare poi dell’ultimo grave episodio accaduto nel 2009 con la morte di un uomo rimasto intrappolato nella sua abitazione abusiva nei pressi del fiume San Bartolomeo a seguito di un violento nubifragio. Segno di una natura che deturpata finisce sempre rivoltarsi con l’uomo. Oltretutto il mattone selvaggio specificatamente ad Alcamo marina ha causato anche un proliferare di abitazioni incontrollato e conseguentemente, non essendoci un impianto fognario, sono anche proliferati scarichi abusivi che hanno finito per inquinare un lunghissimo tratto di costa. Uno dei tanti casi tipici tutti in salsa siciliana.