L’aeroporto di Trapani-Birgi utilizzato come nuovo polo di addestramento globale dei caccia F-35? . Sarebbe questa la prospettiva secondo il presidente della Commissione Difesa della Camera Nino Minardo, che all’Ansa ha confermato appunto che la base di Birgi diventerebbe in tal senso gemella dell’omologa americana di Luke Air Force Base in Arizona. Il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva già anticipato la notizia a luglio, in occasione della cerimonia di consegna delle aquile a 16 piloti. Il nostro paese, del resto, è l’unico al mondo ad assemblare questo modello di cacciabombardieri al di fuori degli Stati Uniti. In tal modo, vale a dire con un eventuale nuovo ruolo di Birgi, l’Italia consoliderebbe il suo ruolo strategico nella difesa e nell’innovazione tecnologica. Ma si levano voci discordanti. Il deputato regionale del Partito Democratico, Dario Safina, è intervenuto esprimendo preoccupazione per le possibili ricadute sul futuro dello scalo civile.
“Chiediamo al governo regionale – dichiara Safina – di attivarsi immediatamente per ottenere dal Ministero della Difesa e, per quanto di competenza, dalla NATO, precise garanzie che l’incremento delle attività militari non comporti alcuna limitazione all’operatività dell’aeroporto civile di Birgi. Il territorio ha investito notevolmente su questo scalo, che rappresenta un asset fondamentale per lo sviluppo economico, turistico e occupazionale della nostra provincia”.
Il parlamentare trapanese ribadisce inoltre che è necessaria una visione strategica di lungo periodo per il sistema aeroportuale dell’Isola: “Riteniamo prioritario giungere quanto prima a un accorpamento degli aeroporti della Sicilia occidentale, così da poter garantire una programmazione condivisa e uno sviluppo coordinato. In questo quadro, lo scalo di Trapani deve poter crescere insieme a quelli di Pantelleria, Lampedusa e Palermo, valorizzando appieno le potenzialità del territorio”.
Safina conclude sottolineando come sia condizione imprescindibile la tutela della vocazione civile di Birgi per continuare a rafforzare il ruolo della Sicilia occidentale come porta di accesso strategica al Mediterraneo.
Ancora una volta dunque, lo sviluppo turistico della provincia di Trapani (e non solo) si intreccia inevitabilmente con scenari di guerra e strategie militari, avendo l’aeroporto di Birgi, la duplice utilizzazione: civile e militare. La Sicilia diventa così sempre più militarizzata: a Sigonella già operano i droni Usa, mentre a Birgi si concentrerà l’addestramento sugli F-35. Il nodo del rapporto con il territorio tuttavia non si scioglie. La vocazione turistica del territorio trapanese è vitale e il suo aeroporto altrettanto ma ogni limitazione ai voli civili o percezione di insicurezza del suo aeroporto rischia di avere effetti negativi sull’economia locale.