Addio al maestro Turi Simeti. “Una vita artistica vissuta intensamente”

Un necrologio stamane  sul Giornale di Sicilia dove i famigliari ricordano Turi Simeti. La figlia Marina, la moglie Essila, l’ex moglie Carla, il fratello Tonino, la cognata Mary, i nipoti Natalia e Francesco, i nipoti Berenice, Emil, Kai e Abdourahman, tutta la famiglia  ricorda con immenso affetto Turi, scomparso a 91 anni di vita vissuta intensamente. Turi Simn6i è morto a causa del Covid in un ospedale di Milano dove si trova ricoverata, perchè contagiata dallo stesso virus la moglie Essila.

Turi Simeti avrebbe manifestato la volontà di essere cremato. I famigliari hanno deciso di organizzare una cerimonia ad Alcamo il prossimo 5 agosto giorno in cui avrebbe compiuto 92 anni, che lo scorso anno ha festeggiato durante la cerimonia di assegnazione del premio dell’anno del Kiwanis club di Alcamo, su iniziativa della presidente Silvana Giacone. Turi Simeti, artista di fama internazionale. Pittore e scultore lascia un importante  impronta nell’arte dove è stato protagonista per 70 anni. Cordoglio ad Alcamo e non solo per questa grave perdita.

Per la perdita di un uomo di alto profilo che a 20 anni sbarcò a Roma per seguire il sogno di diventare un artista e c’è riuscito. Vita vissuta intensamente scrivono i famigliari nella necrologia.  E in effetti Turi Simeti si è distinto già da giovanissimo ad Alcamo. In piazza Ciullo ha tenuto alcuni comizi lui che militava nel Pci. Con tre amici fondò ad Alcamo una fabbrichetta per produrre lucido da scarpe. Girò l’Italia e diversi paesi europei in autostop. E ancora con tre amici partirono da Alcamo per andare in Svezia dove uno di questi tornò sposato. L’arte in casa Simeti. Il nipote Francesco, figlio di Tonino, è un pittore.

Mentre Martrina, figlia di Turi, dirige una delle più prestigiose gallerie di Milano, Tanti lo ricordano in questi giorni. Tra costoro il giornalista editore Ernesto Di Lorenzo che scrive. “Lo chiamavo maestro Simeti, come tanti. Ma non lo chiamavo così non solo perché era uno dei maggiori esponenti dell’arte informale italiana, ma perché era una maestro di sobrietà e di vitalità. Incontrarlo ti garantiva sempre una lezione di semplicità e ti assicurava sempre una buona dose di ottimismo. Fino alla fine. Per Turi Simeti c’era sempre una mostra – scrive ancora Ernesto Di Lorenzo – da organizzare in Germania o in Corea, un viaggio a cui pensare in Brasile o in India. Aveva vissuto a Roma e per cinquant’anni a Milano, ma anche a Londra, Parigi, Basilea, New York e a Rio.

Non so più quante “personali”   abbia  realizzato   in   tutto   il   mondo.  E  quanti  cataloghi  d’arte   abbia pubblicato: ne conservo due scaffali pieni così. Amava moltissimo il mare e fino a novant’anni  ha saputo apprezzarlo come pochi. Era felice nella sua villa anni Trenta di Alcamo Marina  e nella sua casa di campagna”. E a Milano viveva in un loft ampio e luminoso con un delizioso giardinetto interno, i suoi quadri, il biliardo e i suoi dischi di jazz  e di classica.  In  pittura ha inventato  uno  stile  e l’ovale  ne  rimane  un  inconfondibile simbolo. “Mi sembra un segno di vitalità e dà un idea di movimento”, diceva. Ho frequentato il maestro- conclude Ernesto Di Lorenzo –  e la moglie Essila per più di trent’anni e i ricordi sono più di mille. Adesso che lui non c’è più, ci vorrebbe la sua schiettezza e la sua essenzialità per riassumerli  in poche righe”.