Non è stata una semplice celebrazione istituzionale, ma un percorso corale tra storia, arte e memoria quello che ha animato ieri Castellammare del Golfo. In occasione del Giorno del Ricordo, la cittadinanza si è stretta attorno alla memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, cioè l’emigrazione forzata di circa 300.000 italiani dall’Istria, Fiume e Dalmazia tra il 1943 e il 1956, con una serie di iniziative che hanno coinvolto attivamente anche le nuove generazioni.
La mattinata si è aperta nella cornice del Teatro “Apollo – Anton Rocco Guadagno”, dove il silenzio degli studenti degli istituti comprensivi “Pascoli-Pirandello” e “Pitrè” ha fatto da contrappunto alla potenza della lettura teatrale “10 febbraio. Dalle foibe all’esodo”.
A dare voce a questa pagina dolorosa del nostro Novecento è stato il noto attore e doppiatore Edoardo Siravo, affiancato dall’attrice Gabriella Casali. Una performance definita “magistrale” dai presenti, capace di trasformare i dati storici in emozioni vivide, rendendo tangibile il dramma di chi visse l’orrore degli infoibamenti e lo strazio dell’esilio.
Sul palco, accanto alle autorità civili e militari, il sindaco Giuseppe Fausto e l’assessore alla Cultura Giovanni D’Aguanno hanno sottolineato come il ricordo non sia un esercizio statico, ma un atto di responsabilità civile.
“Ricordare significa riaffermare i valori della libertà, della democrazia e del rispetto della dignità umana”, ha dichiarato il primo cittadino, evidenziando il ruolo fondamentale della scuola e della Commissione Pari Opportunità nel trasmettere questi valori.
Particolarmente significativo l’intervento del senatore Roberto Menia, “padre” della legge che ha istituito il Giorno del Ricordo, il quale ha donato un suo volume alla biblioteca comunale, ribadendo l’importanza di consegnare alle nuove generazioni una coscienza storica consapevole. La cerimonia si è conclusa nella Villa Comunale Regina Margherita con l’inaugurazione di un monumento in marmo dedicato alla memoria degli italiani che, tra il 1943 e il 1947, subirono le violenze nelle aree carsiche dell’Istria e della Dalmazia.
Un’opera che resterà nel cuore della città come monito perenne affinché la tragedia di migliaia di connazionali, per troppo tempo rimasta nell’ombra, non venga mai più dimenticata.






