21 anni fa l’uccisione di Libero Grassi

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    Sono passati 21 anni dall’assassinio per mano mafiosa di Libero Grassi, anni in cui all’escalation della violenza della mafia si è contrapposta a Palermo ed in Sicilia la voglia di riscatto e di liberazione dal cancro mafioso.

    Oggi, sono i giovani di Addio Pizzo, i tantissimi tra commercianti ed aziende che denunciano gli estorsori, le cooperative sorte nei terreni confiscati alla mafia, i movimenti che chiedono verità e giustizia sulle stragi del 1992, i magistrati che non si piegano alle convenienze politiche, i protagonisti di una nuova stagione di lotte che è stata capace di raccogliere il messaggio di Libero Grassi facendolo rivivere in migliaia di azioni concrete che sfidano apertamente il controllo di “cosa nostra” sulla società siciliana.

     

     

    “Libero Grassi ha segnato una svolta nella lotta antimafia. Si è ribellato al racket delle estorsioni, perché ha capito che non ci possono essere sviluppo e prosperità laddove il sistema economico si lascia sopraffare dalla prepotenza mafiosa”. Il presidente dell’Ars, Francesco Cascio, ha ricordato così l’imprenditore siciliano ucciso a Palermo il 29 agosto del 1991.

    Cascio ha aggiunto: “Grassi ha creduto fermamente che la lotta alla mafia sia innanzitutto una battaglia di civiltà e che l’estorsione non solo travolge l’economia, ma schiaccia la libertà stessa dell’individuo e la sua dignità”.

     

    “Occorre – sostiene Davide Ficarra, Segretario Provinciale di Palermo di Rifondazione Comunista – che siano spazzati via i legami tra mafia e politica e che il potere politico regionale, che ha ancora permesso ai mafiosi di godere di privilegi e denaro pubblico, venga travolto dalla voglia di liberazione che anima finalmente i siciliani e le siciliane”.

     

    “Quando all’inizio degli anni ’90 Libero Grassi, imprenditore tessile siciliano, denunciò i suoi estorsori la reazione della società non fu quella sperata. Mai nessuno fino ad allora in Sicilia si era ribellato al racket delle estorsioni e per di più aveva osato farlo pubblicamente, con una lettera sul giornale e partecipando a trasmissioni televisive. Grassi aveva capito che la lotta alla criminalità organizzata è una questione più ampia che chiama in causa la classe imprenditoriale, quella politica, nonché i cittadini. Pagare il pizzo, spiegava Grassi, non è solo un danno economico per l’imprenditore, è un’offesa alla dignità dell’uomo-imprenditore. Pagare il pizzo vuol dire accettare di vivere in una società mafiosa dominata dall’ingiustizia e governata da una politica collusa che si alimenta di clientelismo. Se oggi esiste una nuova sensibilità antimafia è anche grazie a Libero Grassi. La sua testimonianza ha segnato una svolta culturale antimafiosa nella società civile, nelle istituzioni e nella politica”. Lo dice il senatore del Pd Giuseppe Lumia, ricordando l’imprenditore siciliano assassinato.