A tutti gli alberi di fico in un appezzamento di terreno in contrada Valle Nuccio, un centinaio di metri dopo il depuratore, direzione Palermo, sono improvvisamente cadute tutte le foglie. Una volta a contatto col terreno dopo poco tempo si sono raggrinzite e quasi sfarinate. L’appezzamento di terreno è di proprietà di un commerciante alcamese  di fiori e titolare di un negozio. A Salemi alcuni imprenditori agricoli, con terreni investiti dalla nube nera,  hanno deciso di non raccogliere frutta e verdura che avevano piantato per uso dei propri familiari. Otto giorni dopo la nube nera, che per 24 ore, ha esteso i suoi tentacoli in una vasta porzione della Sicilia occidentale tutto sembra caduto nel dimenticatoio. Per esempio quali dati e risultati sono emersi, dopo 48 ore,  dal campionatore ad alto volume installato dall’Arpa alle 23,30 di domenica  30 luglio, ovvero circa sei ore dopo lo scoppio dell’incendio, all’interno del canile di contrada Tre Noci considerato che la zona sud del Monte Bonifato,a causa del vento è stata tra quelle maggiormente investite? Intanto si attendono i dati dell’Arpa e la gente sembra disorientata.

. Molti privati si stanno organizzando per analizzare, a proprie spese, qualità dell’aria, che pare sia buona, ma soprattutto i terreni dove incombe il pericolo diossina. Due scarni comunicati: Comune e Arpa. Troppo poco tanto che Aurelio Angelini, professore all’Università di Palermo, una delle massime autorità in materia di gestione dei rifiuti,  in un’intervista al giornale “I nuovi vespri” parla “di linea  rassicurante per i cittadini, tenuta dall’Arpa, e della superficialità con la quale sta fornendo informazioni”. Sulla stessa linea Mario Pagliaro, docente di nuove tecnologie dell’energia, primo ricercatore del Cnr di Palermo che sempre su “I nuovi vespri “parla dei pericoli per la salute dopo aver respirato i contenuti di quella nube nera e della necessità di monitorare continuamente il terreno”. Il professor Aurelio Angelini chiede di sapere che tipo di materiale è andato a fuoco. Se sono state eseguite analisi ad hoc sulle ceneri per capire che tipo di materiale è andato bruciato, L’acquisizione di un formulario per capire che tipo di rifiuti entrassero nella ditta D’Angelo Vincenzo srl e che tipo di materiale veniva stoccato. Su questo fronte si stanno sviluppando le indagini, mentre è stato aperto un fascicolo, allo stato attuale contro ignoti, dalla Procura di Trapani per disastro ambientale. E mentre la giustizia sta facendo il suo corso, gli alcamesi e non solo chiedono informazioni chiare. Ovvero se la qualità dell’aria è uguale in tutti i posti? Se l’intensità del materiale caduto dalla nube nera è uguale in tutti i terreni?.

Sono domande legittime, non finalizzate a creare allarmismi, per sapere bene cosa bisogna fare. Su questo fronte poche notizie dalle autorità preposte quando invece dovrebbero essere emanati bollettini. E le perplessità e interrogativi non  sono solo degli alcamesi. Domande senza risposte, attese anche dai Comuni, investiti dalla nube nera, come Grisì, Roccamena, Camporeale, Calatafimi, Salemi, Gibellina etc…. Insomma nei Comuni della Valle del Belice. Intanto una delegazione alcamese del Pd ha incontrato il sindaco Domenico Surdi proponendo fra l’altro: 1) L’istituzione di uno sportello informativo; 2) l’istituzione di una commissione per seguire l’evolversi della vicenda del rogo;  3) Monitorare continuamente la qualità dell’aria e dei terreni: 4) Verifiche sulla sicurezza dei cittadini alcamesi. Studi legali hanno avviato class action per l’eventuale risarcimento dei danni. L’associazione di consumatori “Movimento difesa del cittadino” ha messo in moto le procedure di monitoraggio ambientale sul territorio di Alcamo, sul monte Bonifato e suoi terreni limitrofi per determinare la presenza di eventuali contaminanti causati dall’incendio. Lo sportello alcamese del Movimento, coordinato dal dottor  Vito D’Angelo e dall’avvocato Antonio Lombardo, hanno affidato, è scritto in una nota, “ alla ditta CADA l’attività di verifica sulle ricadute in una vasta area di circa 20 chilometri di raggio, a partire dal punto dove si è verificato l’incendio. Lo scorso 3 agosto sono stati prelevati alcuni campioni, zolle di terra, foglie di ulivo e vite, allo scopo di potere garantire un corretto riscontro a tutela del futuro prodotto. Nei prossimi giorni saranno disponibili i risultati, compresi anche alcuni campioni di latte prelevati in aziende zootecniche locali”.

“L’ufficio legale dell’Associazione movimento difesa del cittadino – si legge ancora in una nota – chiederà di costituirsi parte civile e intraprenderà tutte le azioni legali necessarie per risarcire i cittadini alcamesi e dei paesi limitrofi dal danno subito dall’incendio e dal conseguente inquinamento del territorio.” Per qualsiasi informazione basta scrivere all’indirizzo e-mail difesadelcittadinoalcamo@gmail.com o alla pagina facebook “Movimento Difesa del Cittadino Alcamo”. Intano in tutti i fruttivendoli, che regolarmente allestiscono ad Alcamo  mega bancarelle sui marciapiedi e sulle strade di grande traffico assorbendo così i gasi di scarico delle auto, hanno esposto cartelli segnalando la provenienza dei prodotti. Tutti da molto lontano da Alcamo con prevalenza dalla Sicilia orientale. Gli incendi sembrano far parte di una strategia criminale, l’ultimo ieri in un deposito di rifiuti per la raccolta differenziata di Canicatti con relativa nube nera sulla città, più volte denunciata dall’onorevole Claudia Mannino. E sul fronte dei rifiuti difficoltà ad Alcamo. Domani martedì niente raccolta di Rsu per problemi alla discarica trapanese di Borranea. Regolare la raccolta di plastica, vetro, cartone e umido. Resta ancora chiuso il Centro (Crr) di raccolta fino a quando non saranno resi noti i dati dell’Arpa.

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