Una relazione di 70 pagine dal titolo “Incendio nel deposito di trattamento polifunzionale dei rifiuti non pericolosi da raccolta differenziata. Simulazione della dispersione delle polveri sospese totali per il campionamento delle ricadute al suolo”. La relazione è stata pubblicata dall’Arpa Sicilia che ha la competenza sulle analisi quando si verificano eventi come il rogo che ha distrutto per circa l’80 per cento il deposito della ditta D’Angelo Vincenzo srl di contrada  Citrolo di Alcamo. Nella relazione sono scritte le vicende legate al rogo: dall’inizio allo spegnimento. Dalla descrizione  di che è avvenuto all’interno del deposito. Delle squadre dei vigili del fuoco impegnati nelle operazioni di spegnimento. Dei prelievi fatti dall’Arpa sulla qualità dell’aria e degli interventi dell’Asp di Trapani. Settanta pagine di descrizioni di analisi e non solo nel territorio di Alcamo, caratterizzate da schede e mappe. Di difficile se non di incomprensibile lettura per le persone. Ma nella relazione sarebbe stato importante che l’Arpa scrivesse un capitolo a parte sulle conclusioni di facile lettura per tutti.  C’è una parola che fa riflettere  ovvero “simulazione”. Ma  una simulazione della dispersione di polveri sospese può esattamente corrispondere alla realtà di quanto accaduto quel maledetto pomeriggio dello scorso 30 luglio. L’Arpa rimanda all’Asp per quanto riguarda la tutela della salute di noi cittadini  dopo quasi 50 giorni dal rogo, ancora ignari sull’eventuale presenza nei terreni di sostanze nocive alla salute. Nel pieno rispetto della relazione dell’Arpa gli alcamesi continuano a chiedersi quale è la situazione. Gli alcamesi, a ragione, sollecitano chiarezza. Insomma tutti vogliono sapere se si può stare tranquilli. E qui facciamo due ipotesi: O non è successo niente per la salute  a causa di quel fumo nero che ha invaso la città e in particolare si è fermato a sud nelle zone di Santa Lucia, Maruggi, Tre Noci, Piano Marrano e Monte Longo. Oppure i dati resi noti dall’Arpa dopo quasi 50 giorni , a causa di analisi che è stato necessario  approfondire forse  più volte per avere maggiore chiarezza per l’eventuale presenza di sostanze inquinanti nel suolo. La relazione dell’Arpa lascia gli alcamesi col fiato ancora sospeso tra indignazione e preoccupazione. E’ chiaro che non si vuole assolutamente creare allarmismi, ma raccontare i fatti, la cronaca  in  maniera oggettiva e obiettiva perché l’attenzione sul rogo di Alcamo è sempre molto viva. Insomma dopo 50 giorni non si conosce la realtà del suolo e gli alcamesi continuano a chiedersi se c’è diossina o altre sostanze pericolose, fino ad oggi escluse dall’imprenditore Vincenzo D’Angelo. E le Istituzioni?

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