Si materializzano i primi effetti dopo la scoperta della casa degli orrori, così come ribattezza dai carabinieri che hanno documentato vessazioni fisiche e psicologiche nei confronti degli anziani ricoverati nella comunità-alloggio “Rosanna” di via Segesta a Castellammare del Golfo. Uno dei tre anziani che sarebbe stato vittima dei maltrattamenti è andato via. I parenti hanno sottoscritto le dimissioni e ora promettono battaglia legale così come tanti altri che sono stati sentiti dai carabinieri. Ai militari dell’Arma è stata manifestata l’intenzione da parte dei congiunti degli anziani di costituirsi parte civile al processo che si instaurerà contro i responsabili dei presunti maltrattamenti, vale a dire Rosanna Galatioto, 48 anni, Anna Maria Bosco, 46 anni, Matteo Cerni, 66 anni, tutti e tre di Castellammare del Golfo, e Marianna Rizzo, 31 anni, alcamese. I quattro al momento sono in carcere e sono in attesa della decisione del Gip sull’eventuale concessioni dei domiciliari. “Auspico che ci sia la costituzione di parte civile del Comune al processo – scrive in una nota il presidente del consiglio Mimmo Bucca – poiché l’intera comunità cittadina è stata gravemente offesa dai fatti resi noti”. Le immagini riprese dai carabinieri con le telecamere nascoste d’altronde danno poco spazio ad interpretazioni: sono stati anche documentati schiaffi, strattonamenti, tirate di capelli. Per questo Galatioto, Bosco, Cerni e Rizzo dovranno rispondere delle accuse di sequestro di persona aggravato in concorso, violenza privata pluriaggravata continuata in concorso e maltrattamenti aggravati contro familiari e conviventi in concorso. Secondo quanto è stato documentato in particolare era una 90enne a subire i peggiori maltrattamenti, addirittura legata alla propria sedia o al letto. Scene raccapriccianti che sono state riprese dalle telecamere nascoste piazzate dai carabinieri che hanno condotto un’indagine certosina vecchio stile, al comando del capitano della Compagnia di Alcamo Giulio Pisani. Indagine partita in seguito ad alcune voci che circolavano rispetto al fatto che all’interno di quella comunità vi fossero dei maltrattamenti agli anziani. Mai sarebbe arrivata alcuna denuncia circostanziata ai militari dell’Arma. Con intuito i militari dell’Arma si sono mossi preventivamente chiedendo l’autorizzazione alla Procura di Trapani per installare tre telecamere e cimici. Dopo una ventina di giorni sono stati registrati alcuni casi di violenza e maltrattamenti. In alcuni casi gli anziani venivano puniti e lavati con acqua fredda perché non riuscivano a trattenere i propri bisogni e non erano indipendenti. Documentato anche un episodio in cui una donna è stata costretta a pulire con il proprio corpo quello che le operatrici definivano un ‘suo sputo’.

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