In 5 hanno richiesto l’abbreviato, altri 5 invece rinviati a giudizio con rito ordinario, una sola la posizione stralciata. Questo il quadro che emerge dall’udienza preliminare per gli 11 indagati nell’ambito dell’operazione antimafia “Freezer” che ha coinvolto Alcamo e Castellammare del Golfo. Intanto i due Comuni sono stati ammessi come parti civili al processo. L’abbreviato è stato chiesto da Ignazio Melodia, 61 anni, detto “u dutturi”, Salvatore Giacalone, 62 anni, detto “u prufissuri”, Antonino Stella, 69 anni, Giuseppe Di Giovanni, 32 anni, e Filippo Cracchiolo, 56 anni, tutti di Alcamo attualmente detenuti. Su di loro dovrà esprimersi il Gup nell’udienza del prossimo 15 dicembre. Rinvio a giudizio invece con rito ordinario per Vito Turriciano, 71 anni di Castellammare del Golfo, anche lui detenuto ma nell’ambito di un’altra indagine antimafia “Cemento del Golfo”, Leonardo Palmeri, 38 anni, Leonardo Zanca, 37 anni, Diego Rugeri, 39 anni, tutti di Castellammare del Golfo, e Roberto Lo Meo, bagherese, indagati invece a piede libero sin da quando scattò l’operazione antimafia. Dovranno rispondere, a vario titolo, delle accuse di associazione mafiosa, estorsione e favoreggiamento. Infine per un’undicesima persona, il medico alcamese di 44 anni Alida Lauria, compagna di Di Giovanni, è stata stralciata la posizione: sarà giudicata separatamente degli altri 10 in quanto deve solo rispondere di favoreggiamento e non di reati mafiosi. Un’inchiesta, sfociata nel blitz del febbraio scorso, che portò alla scoperta di summit organizzati all’interno di una cella frigorifera con la convinzione dei boss e dei loro gregari di essere al sicuro da occhi e orecchie indiscrete e invece c’erano le cimici ad intercettarle. Scarcerato dal 2012, dopo avere scontato una condanna di 10 anni in via definitiva per mafia, Melodia era tornato a guidare il mandamento di Alcamo, Calatafimi e Castellammare del Golfo, e si spingeva anche ben oltre. Era proprio lui che organizzava questi summit e con i suoi accoliti era letteralmente ossessionato dalla possibilità che potessero essere intercettati tanto che altri summit ancora sono stati organizzati all’interno di bar o attività commerciali, oltre che per l’appunto dal fruttivendolo di via Foscolo ad Alcamo. Pare pure che lo stesso boss si sia interessato alle elezioni amministrative dello scorso giugno ad Alcamo, e qui è entrato in scena Di Giovanni che avrebbe tentato anche con l’intimidazione di costringere a far votare la propria compagna inserita in una lista civica. E’ venuto fuori come la mafia alcamese operasse con i metodi tradizionali: avvertimenti, estorsioni ad imprese e commercianti. La Lauria, figlia del noto medico Baldassare, già senatore della Repubblica, era stata incastrata in quanto fermata e trovata in possesso di una modica quantità di cocaina. Agli inquirenti avrebbe però fornito un versione dei fatti falsa al preciso scopo di proteggere il suo fornitore legato a doppio filo per l’appunto al compagno.

 

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