Il sindaco di Alcamo Domenico Surdi (nella foto) è indagato. Ad annunciarlo è lo stesso primo cittadino attraverso la sua pagina pubblica di facebook pur non specificando qual è il reato contestatogli. Surdi sarebbe finito sotto indagine nell’ambito dell’inchiesta sullo scandalo delle concessioni dei pozzi privati. Il sindaco sostiene di esserne venuto a conoscenza solo in questi giorni in seguito ad un avviso di proroga delle indagini da parte della Procura di Trapani, il che significa che da tempo è finito sotto la lente della magistratura. “Ritengo doveroso informare i cittadini alcamesi e tutto il MoVimento 5 Stelle (formazione in cui milita, ndr) che mi è giunta dal tribunale di Trapani una notifica relativa ad una richiesta di proroga delle indagini – scrive Surdi -. Le ipotesi di reato sarebbero verosimilmente connesse alla situazione che la nostra amministrazione si è trovata a fronteggiare all’indomani del suo insediamento e che riguarda l’attingimento di acqua da pozzi privati e del trasporto mediante autobotti”. Il primo cittadino si insediò nel giugno scorso, dopo avere raccolto un voto plebiscitario alle scorse elezioni amministrative della città, ed immediatamente si trovò a fronteggiare l’emergenza dei pozzi privati. In pratica Surdi non rinnovò inizialmente le concessioni per l’utilizzo di pozzi privati per il prelievo di acqua tramite autobotti perchè sin da subito si rese evidentemente conto che nel sistema qualcosa non andasse, come poi effettivamente è emerso. Solo dopo varie pressioni, legate alle difficoltà dei cittadini che in estate si spostano massicciamente ad Alcamo marina sprovvista di rete idrica, e quindi con una richiesta notevole di approvvigionamento tramite autobotti, il primo cittadino fece marcia indietro  decise alla fine di firmare la proroga: “A seguito della chiusura dei pozzi da parte del Genio Civile di Trapani – si giustifica oggi il primo cittadino – la città si trovò in grosse difficoltà, anche a causa delle molte richieste dei cittadini che nel periodo estivo si trasferiscono ad Alcamo Marina e non sono serviti da rete idrica. Per questo abbiamo chiesto la revoca in autotutela del provvedimento di chiusura, per non lasciare gli alcamesi senz’acqua, nell’attesa di poter migliorare il servizio”. Autorizzazione che è scaduta lo scorso 31 dicembre e che nuovamente non è stata rinnovata con tanto di guerra a distanza tra il governo cittadino e gli uffici del Settore Tecnico. Il motivo è abbastanza lineare: gli uffici, consapevoli che si tratta di acqua non potabile e che quindi non può essere venduta per utilizzo domestico, chiedono all’amministrazione che intenzioni ha in proposito, di contro Surdi ha risposto all’ufficio scaricando su di esso ogni responsabilità sostenendo che è “discrezione loro” orientarsi in tal senso. “Infatti – aggiunge sempre Surdi sui social – ci siamo subito messi a lavoro per la redazione di un regolamento sull’approvvigionamento idrico mediante autobotti il cui iter è ancora in corso. Stiamo inoltre studiando tutte le alternative per risolvere la perenne crisi idrica che da decenni affligge la nostra città. Resto comunque sereno perché il mio operato è sempre ispirato al rispetto della legge, nell’esclusivo interesse dei cittadini”. Nell’ambito di questo filone d’indagine, scaturito dalla denuncia dell’oramai ex segretario generale del Comune di Alcamo Cristofaro Ricupati, è già emerso che sono indagati un dirigente e un funzionario comunale, oltre che alcuni titolari di autobotti private. Sulla base del’indagine della guardia di finanza dirigente e funzionario del Comune avrebbero consentito in passato ai gestori dei pozzi privati di ottenere guadagni illeciti, senza il pagamento di Irpef e Iva.

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