Massima attenzione e trasparenza ai beni confiscati alla mafia con rigidi controlli e assegnazione solo attraverso bandi. E’ l’impronta data dal consiglio comunale alla gestione dei beni strappati a Cosa nostra perchè oggetto di confisca che ieri sera ha votato un regolamento che va a determinare dei parametri ben precisi per la delicata materia. In base al testo esitato dall’assise all’unanimità, quindi sia dalla maggioranza del Movimento 5 Stelle che dall’opposizione, l’assegnazione potrà avvenire solo con bandi ad evidenza pubblica e per un periodo minimo di 3 anni e massimo di 9. E’ contemplata la revoca per eventuali inadempienze del concessionario il quale a sua volta dovrà anche garantire la manutenzione ordinaria e stipulare un polizza fideiussoria, pari al 10 per cento del valore dell’immobile, in caso di danneggiamenti alla struttura o a terzi. Lo stesso concessionario sarà sottoposta ad almeno una verifica annuale da parte degli uffici e dovrà redigere una relazione delle attività svolte. Per il Comune è prevista anche la forma della locazione dell’immobile i cui proventi saranno vincolati ad attività sociali.

L’amministrazione comunale vorrebbe poi rendere uno stesso bene condiviso da più associazioni mentre il sindaco si toglie anche qualche sassolino dalle scarpe con le amministrazioni che lo hanno preceduto:

Uno solo l’emendamento proposto da Abc e “Alcamo cambierà”, e approvato, in cui si prevede la predisposizione di una cartografia che contenga tutti i beni confiscati passati nella gestione del Comune.

E’ stata poi la volta di affrontare la mozione proposta dall’Udc per quanto concerne la delicata vicenda delle tariffe di approvvigionamento dell’acqua potabile attraverso il Bottino comunale. Oggi il costo è fissato al massimo consentito, vale a dire un euro e 10 centesimi a metro cubo, per chi richiede l’approvvigionamento tramite autobotti dopo l’oramai famoso mancato rinnovo delle concessioni ad attingere da pozzi privati da parte del Comune anche in seguito all’indagine della Procura. Non sono mancati gli scontri ad alta tensione con il Movimento 5 Stelle ad accusare le lacune delle passate amministrazioni. In particolare la consigliera Rosa Alba Puma, attraverso un accesso ispettivo, avrebbe verificato una serie di irregolarità sull’applicazione dell’attuale regolamento, datato 2010 ed in procinto di essere cambiato: è stata denunciata l’errata applicazione della tariffa a 99 centesimi e l’applicazione del canone di depurazione che in realtà non sarebbe dovuto da chi non è servito da rete idrica. Senza parlare poi del fatto che sarebbe stata somministrata acqua non potabile dai pozzi, altra irregolarità su cui sta indagando la Procura.

Non sono mancate le risposte stizzite da parte dell’opposizione che a gran voce ha chiesto al sindaco ed alla sua maggioranza di prendersi le proprie responsabilità e di non addossare sempre le colpe alle passate amministrazioni. In particolare lo scontro si è consumato anche sull’utilizzo da parte dell’opposizione del termine “lucrare” nell’indicare la massima applicazione della tariffa da parte dell’attuale amministrazione.

Nelle sue parti sostanziali la mozione è stata lasciata tale e quale: si sollecita l’amministrazione comunale a provvedere all’esenzione dal pagamento del costo dell’acqua per gli approvvigionamenti destinati alla civile abitazione all’interno del centro abitato servito dalla rete idrica comunale e al pagamento invece al minimo tariffario per approvvigionamento idrico destinato ad abitazioni non servite dalla rete. Provvedimento passato con la sola astensione di Abc e “Alcamo cambierà”.

 

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