L’immobile è da decenni in stato di totale abbandono. In molte sue parti pericolante e purtroppo  rappresenta uno dei biglietti da visita per i turisti che vengono ad Alcamo Marina. E’ un rudere cadente, recintato con fili ormai arrugginiti, e invaso da erbacce e altro materiale. Parliamo del Motel Beach di contrada Canalotto più volte messo all’asta. Aste andate deserte non tanto per il nome pesante che portavano i proprietari quanto per la necessità di reperire ingenti somme per un risanamento che oggi appare quasi impossibile.  Libero da  vincoli di vario genere l’immobile oggi è nella piena proprietà e disponibilità degli eredi della famiglia Rimi, i cui genitori il boss don Vincenzo e poi il figlio Filippi per tantissimi anni furono ai vertici della mafia alcamese. Il Motel Beach è stato messo in vendita. Se ne occupa l’agenzia Rica Immobiliare, la cui sede direzionale è nel viale Europa . La richiesta è di 500 mila euro trattabili. Pare comunque che si debba superare un problema: quello della destinazione allo stato attuale è sociale. Potere recuperare questo spazio di contrada Canalotto. Realizzare una struttura alberghiera ne guadagnerebbe il turismo ad Alcamo Marina. L’attuale  rudere è stato all’inizio degli anni ’60 il simbolo della  ”Bella Epoque” per tantissimi cittadini dell’Alcamo bene. Inaugurato nel 1962 «disponeva di 18 camere con 36 posti letto. Ristorante, bar, dancing, due piscine, spiaggia propria con 32 cabine e 60 ombrelloni. E un vasto piazzale per posteggio macchine» come scrive nel suo libro «Alcamo Marina, ieri e oggi», lo storico Roberto Calia. Esempio di lungimiranza di quella che poteva essere la località di Alcamo Marina, vocata al turismo. Ma poi stuprata da migliaia di colate di cemento abusivo. Eppure agli inizi degli anni ’60 c’erano tutti i presupposti per fare dei sette chilometri di spiaggia dorata e finissima. Delle sue colline ondulate e ricche di vegetazione, una località balneare alla moda. Non se ne fece niente così come di quel Piano regolatore che approvò il Consiglio, su proposta dell’allora sindaco Ludovico Corrao, personaggio di vasta cultura e caratura internazionale, al quale fino ad oggi la città di Alcamo non ha saputo tributare giusti riconoscimenti. Erano gli anni sessanta  in cui Paul Anka, i Brutos, Giorgio Gaber erano tra i più gettonati nei juke-box. Erano gli anni un cui la società bene di Alcamo aveva eletto il Motel Beach quale punto di riferimento e non solo d’estate, per veglioni, riunioni, cerimonie di vario genere. Erano gli anni un cui una famiglia: quella dei Rimi era tra le più quotate della  mafia e non solo di quella siciliana. Sembrerà un paradosso, ma la storia è questa. Il primo investimento. La prima intuizione che  con il turismo si potevano fare quattrini venne alla mafia. E cioè alla famiglia Rimi che del Motel Beach è stata la proprietaria. Esponenti politici, noti professionisti, dirigenti del Comune parteciparono all’inaugurazione del Motel. Che divenne il luogo di divertimento. Di incontri. E si favoleggia anche di summit mafiosi presieduti da Vincenzo Rimi e dal figlio Filippo, entrambi rari esempi di boss deceduti nel loro letto. Mentre l’altro figlio Natale lasciò precipitosamente Alcamo, per rifugiarsi in Spagna, all’inizio della guerra di mafia degli anni ’80, quando il regno dei Rimi venne distrutto da un boss emergente: Vincenzo Milazzo. Appena inaugurato  il Motel Beach divenne il locale “à la page”.  Il Motel Beach operò meno di dieci anni. Poi venne chiuso su proposta della questura perché realizzato con fondi di provenienza mafiosa. E successivamente sequestrato. Da qui inizia il declino. Ora è arrivata la  messa in vendita.

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