Nessun rischio di danno erariale, la sentenza della Corte costituzionale del luglio del 2013 conferma la legittimità della restituzione delle indennità a consiglieri e amministratori di Alcamo. E’ la presa di posizione dell’ex segretario generale del Comune, Cristofaro Ricupati, che smentisce la linea già intrapresa dall’attuale dirigente del Comune, Giovanna Mistretta, che ha richiesto al contrario ai consiglieri di restituire parte delle indennità nel periodo a cavallo tra il 2012 e il 2013. La stessa Mistretta sta ancora verificando se estendere la richiesta anche ad assessori e sindaci di quell’epoca, nodo che dovrebbe sciogliere da qui a qualche giorno. Si fa sempre più ingarbugliata la vicenda attorno a queste indennità anche perchè il malloppo non è di poco conto: si parla all’incirca di 450 mila euro. Intanto Ricupati, che nel febbraio del 2014 diede un proprio parere che è stato l’input alla restituzione delle indennità che erano state inizialmente trattenute a consiglieri, sindaci e assessori per il famoso sforamento del patto di stabilità, si ritiene sicuro del percorso intrapreso. Sostiene infatti che la restituzione è stata avallata sulla scorta della sentenza della Corte costituzionale numero 219 del 19 luglio 2013 che estendeva la declaratoria di incostituzionalità anche alle modifiche apportate al Decreto legislativo 149 del 2011 ad opera della legge finanziaria per il 2013, norma che prevedeva per l’appunto il taglio delle indennità: “Altri Comuni del trapanese – sostiene sempre l’ex segretario generale del Comune – si sono adeguati pedissequamente, operando in modo analogo per la restituzione delle decurtazioni per gli anni 2012 e 2013”. Riferimento quest’ultimo al Comune di Erice ma non certo a quello di Trapani che al contrario di ciò che fece Alcamo non liquidò mai quelle somme a consiglieri, assessori e sindaco dell’epoca. Frutto questo di un parere che il municipio capoluogo di provincia, attraverso il sindaco Mimmo Fazio, richiese direttamente alla Corte dei conti che alla fine sostenne che il Comune non aveva alcun obbligo a restituire quelle somme. Perchè? Per il semplice motivo che mai nessun amministratore o esponente dell’assise avesse impugnato il provvedimento del taglio dell’indennità pari al 30 per cento così come stabiliva invece la norma contestata che per l’appunto venne dichiarata incostituzionale: “Il mero fatto della dichiarazione dell’illegittimità costituzionale della norma – scrive la corte dei conti nel parere emesso nell’agosto del 2014 – non giustifica di per sè l’annullamento in autotutela del provvedimento basato su di essa e non fa sorgere alcun dubbio in capo al Comune di provvedere alle reintegrazioni patrimoniali”. Nel caso di Alcamo nessun amministratore o consigliere aveva impugnato i tagli a gettoni e indennità applicati nel 2012 e 2013 a causa dello sforamento del patto. I magistrati contabili sono anche andati oltre in questo stesso parere definendo “l’annullamento d’ufficio (delle sanzioni e quindi del taglio delle indennità, ndr) un tipico potere discrezionale privo di carattere obbligatorio”. La partita, dunque, non sembra essere affatto chiusa.

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