Concluse le operazioni di bonifica del deposito di rifiuti della ditta D’Angelo andata distrutto nell’incendio di domenica scorsa, divampato per quasi 48 ore. I vigili del fuoco del locale distaccamento di Alcamo, con quelli del nucleo specializzato Nbcr, hanno smassato gli ultimi rifiuti accatastati e spento i pochi focolai rimasti. Ora si apre la vera e propria fase delle indagini di polizia giudiziaria: già un primo sopralluogo è stato effettuato dai carabinieri del Noe, il nucleo operativo ecologico; ad avere fatto la loro comparsa anche la polizia scientifica e la Digos di Trapani, a conferma dell’interesse interforze della grave vicenda che ha visto coinvolta la ditta. Proprio perché la bonifica è stata appena completata ancora non sono stati effettuati tutti i rilievi. Sono però arrivate le primissime indicazioni: intanto la discarica non era messa in sicurezza e i pompieri hanno rilevato la presenza di cataste di spazzatura accanto a folta sterpaglia. Dunque un disastro del genere poteva anche essere preventivato nelle condizioni in cui erano stipati parte dei rifiuti. L’impressione è che ci siano delle evidenti carenze proprio sul fronte della messa in sicurezza dell’impianto. Ma questi saranno aspetti che mano a mano dovranno essere sviscerati e che chiaramente dovranno portare anche la Procura di Trapani ad intraprendere determinate decisioni in merito dal momento che già un fascicolo è stato aperto, seppur al momento a carico di ignoti, per disastro ambientale. Una possibile svolta sotto questo aspetto potrebbe arrivare da un momento all’altro. Soprattutto deve ancora essere chiarita la dinamica, o per meglio dire confermata. Quasi sicuramente, infatti, siamo in presenza di un raid doloso. In questi giorni, a seguito proprio nei nuovi sopralluoghi che saranno chiamati a fare anche i vigili del fuoco, dovrà essere anzitutto stabilito da dove sono partite le fiamme: dall’interno dell’azienda che tratta i rifiuti o dall’esterno? E’ stato usato un innesco oppure la zona, essendo piena di sterpaglie e per l’appunto non messa in sicurezza, si prestava anche a raid neanche particolarmente studiati? Tutti interrogativi a cui a questo punto sarà chiamata a dare risposta l’autorità giudiziaria. Come risposte ancora si attendono tutti gli alcamesi sulle eventuali conseguenze del disastroso incendio. Assodato, come già specificato da Agenzia regionale protezione ambiente e pompieri dell’Nbcr, che non sono state rilevate presenze inquinanti nell’aria in vari punti della città e persino in prossimità della discarica andate in fiamme, resta da chiarire però se il rifiuto bruciato, specie la plastica, abbia potuto produrre la diossina in elevate concentrazioni con rischio di contaminazione di terreni e falde acquifere.

 

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