Scattano i controlli del Comune e dell’Asp.

Solo domani, stando ai comunicati del Comune di Alcamo, si conoscerà l’eventuale pericolosità e l’entità dei danni provocati dall’incendio, in fase di spegnimento, nel deposito di stoccaggio della ditta Vincenzo D’Angelo, che si trova in contrada Citrolo sulla statale 113. Azienda che è una delle più grandi forse della Sicilia in materia di trattamento di questo tipo di rifiuti speciali: plastica e altro che bruciando provoca diossina. E un allarme in tal senso è stato lanciato dall’ambientalista Massimo Fundarò. Resta pertanto grande la preoccupazione in tutti gli alcamesi mentre l’acre odore del fumo si spande per tutta la città. C’è dunque preoccupazione anche se riferendosi al comunicato emanato ieri sera alle 22,45 dal Comune di Alcamo di dovrebbe essere più tranquilli. Nel comunicato è scritto che ”dopo l’esame dell’aria del nucleo Nbcr dei vigili del fuoco e l’Arpa, “i valori di particolato riscontrato in diversi punti di Alcamo sono nella norma”. Ma la “norma” di solito ha una scala di valori per esempio da uno a dieci all’interno dei quali si può stare più sereni. Quali sono i numeri della “norma” comunicati alle 22,45 di ieri? In giornata probabilmente si conosceranno dati più aggiornati mentre la notte è trascorsa in quel maledetto luogo dell’incendio ancora vomitando fuoco e fumo che ha avvolto la città con una nube della quale entro domani si conoscerà l’eventuale tossicità. Intanto massima prudenza e precauzioni. Le tonnellate di plastica hanno prodotto diossina? Ma c’è solo il particolato?L’allarme tra la gente è grande. Qual’ è la qualità dell’aria e dei terreni dove la nube nera ha scaricato fuliggine e pezzi di plastica bruciati per come è successo nella zona di contrada Tre Noci, via monsignor Tommaso Papa e strade adiacenti, dove, nella notte, ha stazionato una pattuglia della polizia municipale con tanto di mascherine sul volto. Così come nella notte appena trascorsa mascherine anche per gli operai di Energikambiente. C’è giustificata preoccupazione tra i cittadini e l’allarme potrà rientrare solo quando si conoscerà il monitoraggio dell’aria che dovrà essere fatta anche per diversi giorni e forse periodicamente anche per mesi. Stamane anche una cappa di silenzio è scesa sulla città. Pochissime auto e persone in giro. Alcamo sembra una città spettrale. E intanto la nuova ordinanza del sindaco invita a stare lontani almeno 500 metri dall’azienda in fiamme. Chiuso il deposito dei rifiuti accanto all’ex discarica. Di tenere gli infissi chiusi, di limitare gli spostamenti se non assolutamente necessari. No all’attività fisica all’aperto così come non va esposta all’aperto frutta e verdura. Ortaggi e frutta che solitamente vengono esposti e venduti all’aperto con invasione di bancarelle sulle strade molto trafficate e marciapiedi dove transitano continuamente le auto. Una serie di precauzioni dettate dal Comune di Alcamo, che vanno osservate alla lettera in attesa di conoscere i dati reali di quello che ha tutte le caratteristiche del disastro ambientale. Alla mezzanotte di ieri solo una ragazza, colta da malore per il fumo, si era presentata nel tardo pomeriggio al Pronto soccorso di Alcamo. Dove è stata dimessa dopo qualche ora. Stamane la città si è svegliata con un acre odore di fumo che penetra e punge le narici. In piena attività la Protezione civile del Comune, così come le diverse squadre dei pompieri, forestale, e personale specializzato, impegnati nella lotta per avere ragione delle fiamme, che si alimentano facilmente per il materiale altamente infiammabile depositato negli spiazzali dell’azienda. Alcune ore dopo l’incendio, scoppiato verso le 17 di ieri, sono state avvertite una decina di piccole esplosioni. Intanto numerosi proprietari di terreni coltivati e abitanti della zona Santa Lucia, Maruggi, Tre Noci-Monsignor Tommaso Papa, qualora risultassero inquinati, sono pronti a mettere in atto una class action per chiedere il risarcimento dei danni alla ditta Vincenzo D’Angelo, più volte sotto indagine. La prima risale al settembre del 2007 quando i carabinieri del Noe eseguirono controlli in un’azienda del D’Angelo in contrada Virgini e nel maggio 2010 la Forestale si presentò, nell’azienda, oggi chiusa, che si trovava sulla statale 113 in prossimità dello svincolo autostradale Alcamo ovest per verificare gli sversamenti, e altri accertamenti sono stati eseguiti sull’attività dell’imprenditore Vincenzo D’Angelo, definito il “Re dei rifiuti”. Ora le indagini dovranno accertare le cause che hanno provocato l’incendio, che sarebbe partito da rifiuti in mezzo alle sterpaglie accanto al deposito di contrada Citrolo. E le eventuali responsabilità per verificare se erano stati messi in atto tutte le precauzioni per prevenire l’incendio. I rappresentanti dell’Azienda sanitaria provinciale di Trapani si sono insediati nell’unità di crisi istituita dalla prefettura di Trapani, costituita presso il comune di Alcamo, per fronteggiare le emergenze derivate dal vasto incendio al deposito di rifiuti. Il dipartimento di prevenzione dell’Asp si sta occupando dei profili relativi alla salute umana, il dipartimento veterinario dell’ASP della salute animale, mentre l’Arpa degli aspetti ambientali e il monitoraggio sulla qualità dell’aria. A coordinare tutti gli interventi legati alla salute è il dirigente del dipartimento, Francesco Di Gregorio. Sono già in corso ispezioni e campionamenti sulle colture e i prodotti agricoli della zona e sull’igiene degli alimenti, per verificare se vi siano rischi per la salute, insieme al monitoraggio delle risorse idropotabili delle acque sotterranee e superficiali, mentre controlli vengono effettuati anche sugli animali dai veterinari dell’Asp. Annullati per oggi gli spettacoli all’aperto dell’Estate alcamese e per oggi domani niente raccolta della carta mentre sono ancora in corso le operazioni di spegnimento con l’intervento anche di elicotteri.

 

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