Un terno a Lotto indovinare i turni di erogazione

Il film “L’ingorgo” è una commedia del 1978 diretta da Luigi Comenicini, liberamente tratta da un racconto di Julio Cortàzar. Narra di un corteo di macchine  bloccate lungo la tangenziale di Roma. L’ ingorgo durerà 36 ore. L’ingorgo al “Bottino” di Alcamo dura da tempi immemorabili e rappresenta la metafora di una città, quella di Alcamo,  assetata i cui problemi, sia per l’abbassamento del livello delle sorgenti causato dalla lunga siccità, sia per le periodiche riduzioni delle portate per lavori di vario genere alle sorgenti di Montescuro, fanno crollare  la fornitura per le abitazioni.  Il Comune di Alcamo in questa drammatica vicenda sembra navigare a vista e informa gli alcamesi con comunicati sul web (ma la maggior parte degli alcamesi non ha internet) ,sulla variazioni di turni che spesso non coincidono con le veline del Palazzo. La protesta corre su facebook, diventato una sorta di sfogatoio fine a se stesso perché ad Alcamo, tranne rarissime eccezioni, nessuno si è mai intestata una battaglia vera per cercare tutti insieme di alleviare i disagi, legati alla carenza idrica, in una città in cui sino a 4-5 giorni di attesa, la situazione è sopportabile. In altri tempi a quest’ora l’ex consigliere comunale Ignazio Caldarella avrebbe occupato la sala consiliare, dove nel 1986 rimase per 89 giorni consecutivi contribuendo ad accelerare la captazione delle sorgenti di Cannizzaro, grazie all’ex sindaco Giuseppe Sucameli. L’appalto, per ripristinare tali sorgenti, portata da 25 a 45 litri al secondo durante le varie stagioni, è stato conferito dea un anno. Ma ancora, nonostante la gravità del problema idrico, non sono iniziati i lavori che dovrebbero avere priorità assoluta. In altri tempi con la stessa situazione i frequentatori di piattaforme web, social, facebook e chi più ne ha ne metta, che fotografavano e protestavano anche per un chiodo piantato male, si sarebbero scatenati con bidon day di vario genere contro gli amministratori comunali. Oggi solo silenzio. Così come brillano per silenzio i consiglieri comunali dell’opposizione (ma per l’acqua non dovrebbero superarsi i colori politici?) che dovrebbero marcare stretti gli amministratori. C’era stata ai primi di agosto una vampata delle organizzazioni di categoria Confartigianato in prima fila per un contro col prefetto per invitarlo a requisire i pozzi privati in modo da usare questa acqua per usi non potabili. Ben 12 organizzazioni di categoria, con i propri rappresentanti, hanno partecipato all’incontro nella sede della Cgil sull’emergenza idrica e sul servizio dei rifiuti. Anche su questo vertice è calato il silenzio, rotto da Giuseppe Orlando, Confartigianato, che subito dopo ferragosto con la Cgil tornerà alla carica. E intano la situazione si aggrava di giorno in giorno tanto che azzeccare il giorno che nel proprio quartiere sarà erogata l’acqua è come vincere al Superenalotto. Da vari quartieri arrivano segnalazioni di attese anche di 10-12 giorni così come le proposte, che purtroppo rimarranno tali di costituire un comitato “che non è un pretesto per un attacco politico, ma solo la necessità di avere maggiore chiarezza e informazioni”. E nessuno vuole attaccare nessuno, ma raccontare l’evidenza dei fatti dai quali ognuno tragga le proprie conclusioni. E “L’ingorgo” anche stamane era evidente nel piazzale del Bottino. Camion in manovra. Attese per riempire bidoni. Auto con le ruote che pattinano in   salita col rischio di provocare incidenti. Insomma un vero caos. Un sindaco, considerate le emergenze, potrebbe indossare la fascia tricolore per requisizioni o altro. Ad Alcamo pare che solo una ditta avrebbe risposto al Comune alla manifestazione di interesse per usare pozzi privati. Come andrà a finire? Difficile sciogliere questo interrogativo. La verità è che l’estate 2017 passerà alla storia  di Alcamo come una tra le più calde dell’ultimo millennio. Con incendi come quello che ha distrutto la ditta Vincenzo D’Angelo srl il cui fumo e fiamme viste da piazza Bagolino sembravano l’anticamera dell’inferno. E ancora per la disperazione di non potere godere di un  servizio come quello idrico, per le difficoltà nella raccolta dei rifiuti. E gli alcamesi sopportano tutto con cristiana rassegnazione.

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