Nuova tegola sul fronte dei rifiuti per Alcamo, Castellammare del Golfo e i Comuni del partinicese. Non potranno conferire nella discarica del catanese così come autorizzato dalla Regione nei giorni scorsi.  E’ stato infatti formalmente “inibito” il loro conferimento nella discarica di Motta Santa Anastasia a causa di un contenzioso finanziario. Situazione che ha fatto scattare le prime reazioni indignate dei sindaci e le primissime contromisure. Ad Alcamo salterà il turno di raccolta dell’indifferenziato programmato per sabato prossimo: “Considerata la situazione – afferma l’assessore all’Ambiente del Comune di Alcamo, Roberto Russo – intanto abbiamo predisposto di non effettuare la raccolta porta a porta di sabato. Non possiamo rischiare di tenere pieni gli autocompattatori e di far saltare magari la raccolta della frazione differenziata dei giorni seguenti”. Il contenzioso sarebbe quello tra la EcoAmbiente, ditta che ha l’incarico di trattare e smaltire i rifiuti di Alcamo, Castellammare del Golfo e del palermitano, e l’Oikos, società che invece gestisce la discarica di Motta Sant’Anastasia. Quest’ultima ha chiesto una garanzia bancaria o assicurativa di quasi 2 milioni di euro alla EcoAmbiente che però non è in grado di dare. Da qui la chiusura della discarica di Motta Santa Anastasia. “Da domani – dicono molti sindaci – non saremo più in condizioni di raccogliere i rifiuti”. A Partinico, così come in altri territori, si sta valutando di dichiarare l’emergenza igienico-sanitaria. Ad Alcamo e Castellammare del Golfo non c’è questa immediata emergenza ma chiaramente adesso il rischio è più che incombente: “Siamo in costante contatto con la prefettura e il dipartimento regionale Acque e Rifiuti – aggiunge l’assessore Russo – per cercare una soluzione che mi auguro arrivi al più presto. E’ inconcepibile che per ragioni meramente burocratiche legate alla richiesta di garanzie finanziarie tra ditte private si possa fermare un servizio pubblico. Da notizie in mio possesso so che la Regione si sta attivando sul piano legale”. Le cittadine alcamese e castellammarese e quelle del palermitano dal 18 dicembre non possono più utilizzare Bellolampo per via della sua imminente saturazione. Per fronteggiare la crisi era stata individuata come soluzione provvisoria proprio quella di trattare i rifiuti a Bellolampo e poi trasferirli a Catania con un aggravio di costi che aveva provocato l’allarme dei sindaci. Per ogni tonnellata di rifiuto i Comuni devono pagare 55 euro a tonnellata.

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