Prima era solitario, piano piano c’è stata una continua aggregazione ed oggi sono diventati un branco. In contrada Sasi, l’area artigianale e industriale di Alcamo, da qualche giorno è scattato l’allarme randagismo. Ad essere segnalati una decina di cani, alcun di grossa taglia, che alternano momenti di assoluta tranquillità a pericolosa agitazione. Frequenti i casi anche di aggressioni reciproche all’interno del branco. Tutti atteggiamenti che fanno salire la paura specie a chi frequenta la zona ogni giorno e lavora in quest’area industriale. Sono all’incirca una decina i cani avvistati e segnalati, alcuni anche di grossa stazza e dunque rientranti fra le razze cosiddette “pericolose”, classificate come tali dal ministero della Salute. Il comando di polizia municipale allarga le braccia: “Interveniamo nel caso di segnalazioni per eventuali aggressioni o pericoli imminenti – afferma il comandante Giuseppe Fazio -, altrimenti i nostri poteri restano assolutamente limitati”. Palla che quindi passa all’ufficio Randagismo del Comune a cui questa mattina è stata girata la segnalazione e si è dunque in attesa ancora di un intervento. Pare che già nei giorni scorsi alcune associazioni animaliste abbiano fatto analoghe segnalazioni al Comune ma che ancora non hanno evidentemente avuto riscontro. Il branco di cani randagi staziona quasi sempre nei pressi del capannone che un tempo era della Polar Sud, oppure nelle aree limitrofe. Il Comune di Alcamo ha non poche difficoltà nel fronteggiare questa emergenza randagismo. Già da circa 11 anni continuano inesorabili e pesanti come macigni i costi. Come un’emorragia senza fine si registrano costi “folli” legati al ricovero di centinaia di cani accalappiati ad Alcamo negli anni e ricoverati in un canile di Rocca di Neto, in provincia di Crotone. Mensilmente si sborsano qualcosa come all’incirca 35 mila euro: una cifra da capogiro che moltiplicata per un anno sfiora il mezzo milione di euro a carico delle casse comunali. Situazione che si consuma con sullo sfondo il paradosso di un rifugio sanitario realizzato dal Comune da tempo che però non apre i battenti. Prima per una serie di intoppi burocratici, poi scoppiò il caso della denuncia dei lavori abusivi da parte di un oramai ex consigliere comunale, Alessandro Calvaruso, con tanto di denuncia alla Procura della Repubblica di Trapani. E’ stata paventata l’ipotesi che la struttura sia stata realizzata in area protetta e vincolata e per di più era già utilizzata, tanto che al loro interno sono stati trovati diversi cani. Nel frattempo, da quando si è insediata la nuova amministrazione, l’iter per arrivare all’apertura del canile è andato avanti con l’acquisto di attrezzature e quant’altro necessario per rispettare tutte le normative igienico-sanitarie e strutturali. Di fatto però ad oggi ancora quei cancelli, ufficialmente, sono chiusi.

 

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