L’appuntamento è per le ore 9,30 di domani venerdì al Bottino per manifestare il disappunto legato ai lunghissimi turni di attesa per vedere gli alcamesi scorrere l’acqua dai rubinetti.  Alle 14 i manifestanti sosteranno davanti al municipio di piazza Ciullo. Nonostante le difficoltà verificatesi nel passato per l’erogazione dell’acqua, mai nella storia di Alcamo si era registrata una manifestazione di protesta spontanea, la prima nella storia, che si è svolta sabato scorso al Bottino. E’ il segnale che è stata accesa una miccia. Manifestazione spontanea civile e garbata, senza nessun eccesso, ma la voglia di far conoscere lo stato di disagio non più sopportabile e chiedere interventi del Comune. E’ vero che un tempo a volte i turni si allungavano a dismisura, ma ciò era dovuto a rotture lungo le condutture esterne, che richiedevano riparazioni lunghi e complesse poiché spesso si verificavano in zone difficilmente accessibili. Poi tutto tornava nella normalità, se così si può chiamare, con erogazione nelle abitazioni ogni 4-5 giorni, sopportabile perché gli alcamesi sono organizzati. Da diversi mesi invece ad Alcamo, anche a causa della siccità che ha prosciugato invasi come il Poma, la situazione è diventata difficile anche perché decine di autobotti private prelevano continuamente l’acqua potabile dal Bottino impiegata per tutti gli usi: pulizie, per annaffiare, per piscine e così via. Da tempo, nel pieno rispetto della legalità, gli alcamesi chiedono il ripristino dei pozzi privati, considerata l’eccezionalità della situazione fornitura d’acqua. Ricordiamo che in questo modo si alleggerirebbe  il prelievo e le vasche del Bottino avrebbero un livello più alto e quindi ci sarebbe più acqua per le abitazioni private. Il Comune di Alcamo si sta dando da fare per avere più acqua da distribuire alle abitazioni tramite le condutture idriche interne. Intanto monta la rabbia e la protesta degli alcamesi poiché in tempo di razionamento occorre lavorare per alleviare i disagi e sfruttare tutto quanto il territorio può offrire in termini di impiego delle acque. Intano l’ex sindaco Giacomo Scala, segretario regionale organizzativo di Sicilia futura, ha chiesto al ministro delle Politiche agricole la dichiarazione dello stato di calamità per l’agricoltura siciliana e varare misure di sostegno per le aziende agricole e vitivinicole.

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