Ci sono persino piscine, ma anche tettoie, verande, seminterrati o anche intere abitazioni. C’è di tutto nell’infinito mondo del mattone selvaggio ad Alcamo dove ogni illecito, avvenuto dagli anni ’70 in poi, seppur sotto gli occhi di tutti, è rimasto nel cassetto. Ora questo stato “dormiente” sembra essersi scosso dopo le pressioni degli ultimi anni arrivate anche dalla Procura al Comune di Alcamo: si deve iniziare ad essere intransigenti contro gli abusi edilizi e passare alle vie di fatto altrimenti a pagarne le conseguenze per “omissione” saranno amministratori e dipendenti degli uffici tecnici. Da qualche mese dal municipio alcamese sono partite delle ordinanze di ingiunzione di demolizione, ora stanno arrivando quelle di inottemperanza, vale a dire di mancata demolizione. Dal 2014 al 2016 gli abusi accertati sono 24. Il che fa scattare l’immissione in possesso da parte del Comune dell’immobile abusivo. In questi primi giorni di ottobre sono già due gli immobili che, dietro ordinanza dirigenziale della Direzione 1, ufficio abusivismo, sono diventati formalmente di proprietà del municipio: si tratta di immobili nelle contrade Foggia e Morticelli, nel primo caso addirittura con tanto di piscina di 8 metri per 5. Immobili il cui destino dovrebbe essere prossimamente deciso dal consiglio comunale che potrà stabilire se acquisirli al patrimonio del Comune o abbatterli. “La legge prevede – sottolinea il dirigente all’Urbanistica ad interim del Comune, Vito Bonanno – che gli immobili abusivi non demoliti spontaneamente dal privato devono essere abbattuti dal Comune che poi sulle spese si dovrà rivalere sul privato stesso per il rimborso. Per questo tipo di interventi in bilancio sono stati stanziati 400 mila euro. Il consiglio comunale può decidere di non demolire i singoli immobili indicando in maniera puntuale e specifica le finalità di interesse pubblico e l’uso che se ne intende fare”. Quest’iter comunque rientra nell’ambito di uno specifico lavoro avviato dagli uffici Tecnici del Comune che in buona sostanza si sta allineando anche con le direttive imposte dalla Procura di Trapani che a tutti e 24 i municipi della provincia ha sollecitato interventi incisivi in materia. Dal 1985 sino all’ultima sanatoria edilizia ad Alcamo sono state presentate quasi 12 mila domande, molte delle quali riguardano piccoli abusi. I sindaci si sono trovati e si trovano tutt’oggi tra l’incudine e il martello. Ovvero dalle reazioni degli abusivi o dai provvedimenti dei giudici se non fanno rispettare la legge. Negli anni diverse sono state le sollecitazioni da parte della Regione, per esempio l’ultimatum dell’aprile del 2013 al Comune di Alcamo con minaccia di invio di un commissario per le demolizioni, mentre altre pressioni arrivavano dalla Procura di Trapani. Tale sollecitazione riguardava la demolizione di una sessantina di immobili abusivi, sparsi su tutto il territorio, sui quali si svolsero ampi dibattiti in consiglio comunale  e dopo uno studio della Terza commissione consiliare sarebbe emerso che solo una villa di Alcamo Marina, su queste sessanta casa, non si poteva salvare. Evidentemente la legge la pensa diversamente.

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