Una cinquantina di alcamesi hanno ieri pomeriggio deciso di costituire un comitato per avviare una serie di azioni nei confronti del Comune di Alcamo “che ha già avvisato, con lettere,  un centinaio di persone dell’avvio del procedimento di immissione in possesso e diffida al pagamento di canoni e tributi locali” e successivamente la “diffida a consegnare l’immobile abusivo e pagamento indennità sine titolo del bene già acquisito al patrimonio del Comune”. Il record della richiesta del Comune forse appartiene al proprietario di un  immobile abusivo di contrada Bosco d’Alcamo il quale è stato diffidato a pagare  62 mila 251 euro. Al proprietario di un  immobile di contrada Calatubo chiesti 16 mila 878 euro. Ad una proprietaria di una casa in via Giorgio La Pira chiesti 26 mila 424 euro, Ad un abitante della via Monte Grappa: 15 mila 916 euro e così via. L’assemblea si è tenuta nello studio della via Rossotti dell’avvocato Saro Lauria, che assieme al collega Alessandro Finazzo assisteranno tali persone allo scopo di cercare di far rivedere il provvedimento adottato dal Comune. Al comitato, composto dagli stessi Lauria e Finazzo e da Ignazio Caldarella, ha aderito anche Giuseppe Orlando responsabile locale dell’associazione artigianale Comart. Studi legali affollati per richieste di parere per quella mina vagante che si chiama richiesta di pagamenti legati all’abusivismo edilizio la cui storia affonda le sue radici nel tempo. Nel tempo in cui la città di Alcamo, verso la fine degli anni sessanta, diventò un cantiere abusivo  a cielo aperto, che nessuna autorità vedeva mentre si distruggeva il territorio. Oltre 12 mila le domande presentate con le varie sanatorie al Comune di Alcamo, che ha camminato con una certa speditezza nell’esaminare le domande per mettersi in regola. Ma c’è chi, forse fidando nella distrazione della legge,di istanze per mettersi in regola non ne ha mai prodotte e in molti casi non si poteva concedere la sanatoria a quegli immobili sorti  non solo in barba alle leggi ma anche in zone vietate da vincoli idrogeologici, paesaggisti e altro.  Da diversi anni Regione e Procura della Repubblica inviano diffide ai Comuni, Alcamo compreso. Ora i Comuni iniziano a presentare i conti. Una materia delicata ed esplosiva sulla quale nello scorso luglio l’ex consigliere comunale Ignazio Caldarella con una lettera aperta di tre pagine inviata al sindaco e al segretario generale del Comune di Alcamo citando leggi, sentenze e delibere a rivedere i conti. E il contenuto della lettera è  stato il filo conduttore della riunione di ieri sera. Secondo i promotori del comitato “le richieste di soldi a titolo di indennità avanzate per l’illecita occupazione dell’immobile non sarebbero in sintonia perché i criteri adottati dal Comune negli ultimi cinque anni non sono affatto quelli fissati dalla legge regionale del 31 maggio del 1994 bensì quelli adottati dall’Agenzia delle entrate”. Inoltre secondo i promotori del comitato grazie anche ad una delibera del Comune del 2014  il pagamento dovrebbe essere riferito agli ultimi tre anni. Nella riunione di ieri è stato sottolineato che “nell’applicare il canone di locazione a coloro i quali possono restare ad abitare nell’immobile realizzato abusivamente (e che non potranno mai vendere o fare ereditare i figli ndr), “si deve fare riferimento al reddito convenzionale dell’intero nucleo familiare e che il canone mensile non può essere inferiore a 52 euro e superiore a 208 e ciò vale nei confronti dei locatari degli immobili in questione”. Ed è questa tesi che cercheranno di far valere. Al  Comune il comitato chiederà di riesaminare le singole posizioni mentre sono  già allo studio ricorsi al Tar. La materia dell’abusivismo edilizio: acquisizioni e demolizioni etc..  è di grande attualità in tantissimi Comuni della Sicilia.

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